Film

.“Stelle sulla terra”   di Aamir Khan  (India) 2007

sulla dislessia   e le difficoltà di un bambino di otto anni che non viene compreso. Un  insegnante capirà le sue difficoltà e questo incontro cambierà la vita di entrambi.

Essere e avere” di Nicolas Philibert, 2002

è un documentario che racconta un anno scolastico in un piccolo paese francese, in una classe unica, con bambini di età diversa. Racconta di un maestro, il cui insegnamento oltrepassa la sfera puramente cognitiva.

 

La guerra di Mario” di Antonio Capuano, 2005

Mario ha nove anni, è sottratto dal Tribunale dei Minori alla famiglia naturale per difenderlo da maltrattamenti e abusi. Viene dato in affido temporaneo ad una coppia di quarantenni benestanti e li mette in crisi per il suo carattere ribelle. Quella di Mario è una guerra di sentimenti contrastanti, di solitudine, dalla quale cerca di salvarsi rifugiandosi in una dimensione fantastica.

The fighter” di David O. Russel,  2010

sulle relazioni patologiche in famiglia   e sul rapporto tra fratelli.

 

Il cigno nero” di Darren Aronofsky, 2010

metafora della necessità di legittimazione degli opposti che vivono in ognuno di noi, è la storia (a mio parere molto bella) di una madre persecutoria che infantilizza la figlia e le impedisce lo svincolo e l’autonomia ma soprattutto le impedisce di esprimere il dissenso e la parte aggressiva del sè. questa parte può uscire solo nel delirio psicotico in cui Nina visualizza scene sessuali e di violenza verso le persone da cui si sente perseguitata; ma Nina rivolge l’aggressività inespressa anche verso se stessa, ferisce il suo corpo lasciando che la parte oscura, non riconosciuta e inaccettata, imploda in lei in momenti di scissione e alterazione della coscienza di cui non ha ricordo se non attraverso i segni visibili che lascia sul suo corpo. Unica esperienza possibile, legittimata dalla madre e dall’ambiente della danza, è quella della “perfezione” e della bellezza ed è, appunto, in questo contesto che si consumerà l’ultimo atto di Nina e del cigno.

 

“We want sex” di N. Cole

sull’uguaglianza retributiva tra uomini e donne all’interno della Ford che poi fu il trampolino per la lotta alla parità in tutte le aziende.

 

“Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart

racconta la differenza di sguardo sul mondo che possono avere un padre e un figlio alle prese con difficoltà emotive e familiari. Padre e figlio trovano strategie diverse per reagire alla sofferenza, il piccolo Tommi si chiude nel dolore rifugiandosi sul tetto per guardare il mondo dall’alto.
Il film mostra come, mentre i grandi commettono errori macroscopici minimizzandoli, i piccoli abbiano la capacità di perdonarli e di comprendere in maniera disarmante le loro sofferenze.

 

Un gioco da ragazze” di Matteo Rovere

è un film molto discusso per la violenza che viene rappresentata in ambienti apparentemente “sani” ma in cui manca la possibilità di guardare l’altro con modalità umanamente pregnante. Racconta della difficoltà a contattare la sfera emotiva e l’impermeabilità che un’adolescente vive rispetto alla propria vita di relazioni. Il bisogno di “sentirsi” solo attraverso emozioni forti che spesso sfociano nella rovina dell’altro.

 

Precious” di Lee Daniels

Il film narra di una storia di ordinaria violenza domestica e sociale con uno stile crudo ma originale. Precious è una ragazza di 17 anni prigioniera di una corpo obeso, che subisce abusi da parte del padre. Viene espulsa da scuola perchè  incinta per la seconda volta; a casa la madre non la difende dalla violenza ma anzi ne è artefice per gelosia verso la figlia che accusa di essersi presa il suo uomo. Precious però tiene duro. Si iscrive ad una scuola con un programma speciale dove finalmente incontra persone capaci di apprezzarne le qualità al di là delle apparenze. Impara a leggere e a scrivere. Decide di tenere il bambino,  si emancipa dalla madre persecutrice e comincia a credere in se stessa.

 

Memento” di Christopher Nolan, 2000

E’ la storia di un uomo, Leonard, con un particolare tipo di amnesia: ricorda tutto fino al momento della morte della moglie; tutto ciò che accade nella sua vita più recente è costretto ad annotarlo e a testimoniarlo con una polaroid, altrimenti non ricorda nulla di ciò che vive e sperimenta. Ha escogitato questa strategia per sopravvivere e per non fare la fine di un suo conoscente che aveva un disturbo come il suo e con cui finisce per identificarsi. Più storie si alternano e seguono il ritmo dei flashback del protagonista con una sequenzialità caotica ma molto efficace per far comprendere il mondo frammentato di Leonard.

 

Gli infedeli” 2012 film sull’infedeltà maschile ma anche sulla sex addiction.

È un film divertente che esaspera un argomento assai delicato.

Si può uscire dalla sala pensando che sia stupido e ripetitivo sui temi della sessualità,

in fondo restituisce in pieno con tono ironico la drammaticità del disturbo di cui tratta.

Sono 7 i registi che ne parlano con stili diversi eppure in sintonia tra loro.

Tra gli attori Jean Dujardin, sempre bellissimo, che abbiamo conosciuto in The artist.

 

Ragazzi fuori” di Marco Risi 1990. Il regista è quello di “Mery per sempre”  e anche gli attori sono gli stessi.

Il film è molto bello, denuncia la situazione di alcuni ragazzi di Palermo all’uscita dal carcere.

Soprattutto racconta  la loro vita:  abbandonati a loro stessi, in una città dove la famiglia ma anche il contesto socio-ambientale e quello delle istituzioni non integrano e ri-abilitano ragazzi ritenuti pericolosi.

Viene da chiedersi da “cosa sono fuori” questi ragazzi. Sono fuori dalla famiglia, dalla società, dalla legalità, dalla possibilità di essere reintegrati e abilitati alla vita.

 

Il sospetto” di T. Vinterberg. Film interessante, ben fatto. Racconta un argomento difficile come quello dell’abuso sui minori da una prospettiva diversa. In questo caso, è l’adulto oggetto di una diffamante menzogna costruita dalla fantasia di una bambina sulla quale si riversano le ansie degli adulti. Questi ultimi, rinforzano, involontariamente,  le bugie dei bambini; il loro modo di chiedere ed indagare sul fatto spinge i bambini a dare le risposte che loro si aspettano. Insomma, questo film mette in evidenza la difficoltà realmente esistente ad individuare la verità dei fatti, quando l’ambito è quello così impegnativo dell’abuso sui minori.

 

“Molto forte, incredibilmente vicino” (2011) Racconta la storia di un bambino “particolare”, forse un Asperger (autismo ad alto funzionamento) il cui padre muore l’undici settembre nel crollo delle Torri Gemelle. Da quel momento in poi il piccolo Oskar si mette “alla ricerca” per decifrare una sorta di enigma alla cui risoluzione il padre, lo splendido Tom Hanks, lo aveva abituato per stimolarne  la fantasia e l’autonomia. E’ un modo per non separarsi dal padre e per prolungare il legame con lui aldilà della vita e della morte. La storia ha toni delicati e intensi. Oskar giungerà ad accetttare la morte del padre solo a conclusione della sua ricerca che si rivelerà, inevitabilmente, deludente. Alla fine, tuttavia, concluderà affermando che “una delusione è meglio di nulla”.

 

Il buio oltre la siepe (1963) è un film in bianco e nero, drammatico, diretto da Robert Mulligan e interpretato da Gregory Peck. E’ tratto dal romanzo omonimo scritto dalla straordinaria Harper Lee.

La trama in breve: Anni ’30. Un avvocato progressista Atticus Finch, restato vedovo con due figli di circa 9 e 7 anni,  esercita in una piccola cittadina dell’america sudista. Si trova a  difendere un nero dall’accusa di violenza carnale su una bianca e i problemi di razzismo e di falsa morale non tarderanno a presentarsi.

Il tema è interessante, c’è il pregiudizio, l’etica del dovere, ecc.

Il motivo per cui a me è piaciuto è che è un raro esempio di sana relazione padre-figli. Poche parole, quelle giuste, che non infantilizzano o bloccano in una condizione di “non-crescita”. Una visione del padre, da parte dei figli, maturata attraverso l’esperienza quotidiana coerente e stabile.

Il tempo che il padre trascorre con i figli è poco, ma quel tempo è il tempo dell’apprendimento emotivo e dell’osservazione di un modello autentico che ha cose da mostrare e da raccontare. Nelle difficoltà che si presentano Atticus è vissuto come una roccia, un gigante da cui trarre protezione e sostegno.

 

 

 

 

 

 

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